No more country for old men: l’Italia del futuro.

L’Italia è vecchia. L’Italia è per vecchi. “A country for old men”. Non è questo che sentiamo dire sul nostro paese ultimamente? Ma perchè? Siamo forse diventati un paese con un alto tasso di anzianità demografica? Cosa ci rende così vecchi? Dell’aspetto sociale, quello che più ci ha resi “vecchiardi” agli occhi del mondo, è stata l’economia. Una economia che non è mai riuscita ad aggiornarsi, a migliorare, a rendere il nostro come un paese dove la disoccupazione non padroneggi le cronache quitidiane dei giornali, dove la parola “crisi” entri a fare parte delle conversazioni della gente.

In che direzione si deve muovere l’Italia per uscire dalla crisi? Ce lo siamo chiesti in molti, e la risposta è sempre stata la stessa: in avanti. Perchè solo andando avanti si migliora, questo si sa.

Ieri, sui giornali, finalmente abbiamo letto una buona notizia che sapeva di passo in avanti: è stata approvata l’agenda digitale. Un piano, quindi, che punta sul digitale, cioè moderno. Il piano prevede uno svecchiamento dell’Italia e degli italiani partendo dalla loro identità, i documenti non saranno più cartacei, la carte di identità e tessere sanitarie diventeranno un unico documento elettronico. Anche la comunicazione tra cittadino e pubblica amministrazione si traformerà in elettronica, e per i nostri reclami o domande ci potremo avvalere di un indirizzo di posta elettronico. Anche la fucina del futuro, l’Università, si modernizza finalmente: un fascicolo elettronico per gli studenti e, si promette, la semplificazione delle procedure universitarie che sappiamo tutti essere alla stregua di garbugli intricati molte volte. Anche i libri diventano digitali, che non arriveranno tout court ma saranno all’inizio abbinati alla scelta dei libri cartacei.

Così la sanità: fascicoli sanitari elettronici, cartella e prescrizione medica digitali. E molto, molto altro ancora.

Lo scopo è: superare il “digital divide”. Il divario digitale tra l’Italia e l’era 2.0. Tra l’Italia e la sua epoca, l’epoca in cui vive. Ecco perchè l’Italia è stato un paese vecchio fino ad oggi, non ha capito il tempo in cui viveva, non lo ha colto, e sfruttato al meglio nelle innovazioni che esso offre, nelle possibilità, nelle sue ambizioni avanguardistiche.

L’ agenda ha inoltre toccato un punto importantissimo: le nuove imprese. Le startup verranno ora riconosciute come imprese innovative e il loro sviluppo verrà favorito, appoggiato al 100% dal nostro governo. L’Italia si fa 2.0. I capitali privati si mettono in gioco per dare soldi, fondi a queste giovani imprese di giovani all’avanguardia, sul modello di quei paesi che lo fanno da tempo, come la Germania con Berlino Mecca degli startupper.

200 milioni di Euro per le startup sono molti, sono importanti, e cose buone possono venire fuori.

Il decreto Monti è stato approvato, e questo è il cambiamento che in molti si aspettavano. Un cambiamento giovane e positivo (diamo un po’ di credito e ottimismo al nostro Paese, stavolta!)

Il Ministro Passera ha detto: “un Paese cresce se ha imprese così”: ci crediamo, ci dobbiamo credere. Ma dobbiamo anche aggiungere che non vogliamo soltanto che cresca, vogliamo anche che ringiovanisca.

Io sono con te, Italia, ti tifo da lontano e spero un giorno di tornare da te.

Roberta Martucci Schiavi web writer freelance per twago, startup di Berlino.

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