L’open source ha vinto

I risultati ci sono, e dimostrano tutto ciò che alcuni di noi già sapevano: l’open source diventa “by default”. Significa che il 78% delle aziende intervistate nel sondaggio condotto da Future of Open Source,  costruiscono il loro software su tecnologie open source, e due terzi di esse costruisce software per i loro clienti basandosi sull’open source.

Ancora più significativo, è il risultato delle aziende intervistate che partecipano attivamente a progetti open source, che è aumentata dal 50% al 64%, mentre ben l’88% si aspetta di contribuire a progetti open entro i prossimi tre anni.

Le aziende stanno capendo il risultato della potenza di dare il proprio contributo, e della cooperazione. Chi si impegna in tutto questo, ha un beneficio sotto il punto di vista dei processi, meno regressioni per quanto riguarda il gap tecnologico, e migliorano il flusso di innovazione. Condividono il compito di revisionare software che sia riconosciuto dai contributors come sicuro. E’ il miglior lubrificante IT nell’era di internet.

E’ difficile immaginare, sopratutto per chi non lavora attivamente sul codice, che l’open source è ora l’approccio dominante, mentre il software enterprise così come era stato concepito sta diventando sempre più mainstream. Il software proprietario c’è e sempre ci sarà, non c’è ombra di dubbio, ma il software open source è uno dei pilastri portanti, e senza di esso, il software chiuso per come lo conosciamo non esisterebbe. Molti dirigenti continuano a rimandare il giorno inevitabile quando dovranno pagare per sfuggire al lock-in imposto dal software proprietario, per passare alla moderna e modulare soluzione open source.

L’open source si è trasformato profondamente da quando Microsoft nel 2001 lo ha etichettato come “cancro”, ed è uso comune anche oggi per le imprese proprietarie, fingere di abbracciare questa ideologia. Le aziende che invece si sono spostate al di là del vedere l’open source come un modo per evitare i costi di licenza, ne stanno vedendo il reale valore: avere la possibilità di mettere le mani sull’architettura, avere più opzioni da proporre durante la consulenza, il servizio ed il supporto, e avere la possibilità di riacquistare potere di negoziazione presso i propri fornitori. I padroni del business di oggi, vedono nell’open source costi notevolmente ridotti, evitati non grazie al canone delle licenze, ma al know-how implicito ed esplicito che le soluzioni open source portano, dando un notevole valore.

opensourcetagcloud

Oggi abbiamo principalmente tre tipi di soluzioni: proprietarie, open standard, open source. Ecco quali sono le principali caratteristiche.

Software Proprietario:

  • strategia pioneristica
  • stabilisce delle barriere all’imitazione
  • appropriazione delle rendite per la piattaforma
  • chi vince prende tutto

Software Open Standard:

  • è la soluzione che preferiscono le aziende con potere di mercato limitato
  • sposta i vantaggi competitivi ad altri livelli
  • più complicato da gestire, può causare la perdita di ricavi e crea lock-in
  • la concorrenza si basa su marketing, servizio clienti, progettazione del prodotto, efficienza operativa
  • usa una strategia offensiva per accelerare l’adozione di uno standard e altri effetti positivi che può portare la rete

Software Open Source:

  • si competere sulla base di n implementazioni, piuttosto che erigere barriere basate sul limitare l’imitazione
  • divulgare la tecnologia impedisce a qualsiasi azienda di appropriarsi dei rendimenti (soprattutto quando si fornisce un singolo pezzo del software).
  • offre l’accesso a tutto, mentre il controllo lo si può integrare a livelli per mantenere la possibilità di differenziazione
  • aumenta l’interoperabilità
  • la variante open potrebbe avere delle restrizioni, ma fornire ancora del valore ai clienti
  • limita la capacità dei concorrenti di utilizzare direttamente il software

 

Lo schema sopra da un’idea più chiara delle acque in cui si naviga.

Ci sarebbe tanto da scrivere sull’argomento, tanto da discutere, perché oltre che essere qualcosa da mettere in pratica, l’open source è una filosofia, e come ogni filosofia si può parlare con tutti, visto che tutti – teoricamente – possono fare filosofia, è questo il bello. Il punto è che le persone hanno una “soglia di sopportazione” (soglia di ragionamento?) oltre la quale non riescono ad andare e quindi la filosofia che si può fare con loro è influenzata da questo limite. A volte capita invece di trovare persone molto aperte e competenti che riescono a intavolare discorsi approfonditi e interessanti dal punto di vista degli stimoli che essi offrono, e quando le due cose si ritrovano, si trova il connubio perfetto per poter creare del valore. Non importa se la persona in questione non è d’accordo con te, non è una gara. L’importante è aver condiviso una opinione, che faccia riflettere entrambi.

Quindi, è bene adottare l’open source? Lo dico spesso alle persone con cui ne parlo: io non vedo svantaggi. Qual’è la tua opinione in merito?

bart open source

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