Category Archives: Diary

Epic Coding Sessions with my Music Playlist on Spotify

 

Today I recommend one of my playlists on spotify, which I created during my sleepless nights on the code. I love this playlist quite varied (but with a lot of trance music). It helps me a lot to find the right concentration, I hope it works with you too!

If you have a suggestion for new songs to add, leave a comment below.

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Esiste un posto come Starbucks a Roma?

Sono quasi due anni che mi sono trasferito nella capitale, e questa città continua sempre a stupirmi, non solo in positivo, ma anche in negativo. Pensavo che in una città così grande e multietnica si potesse trovare di tutto, e invece mi sbagliavo (nulla di cui non si possa fare a meno, sia chiaro).

E’ da un po’ di tempo che sono alla ricerca di un locale stile Starbucks a Roma, e purtroppo non ho ancora avuto successo nel trovarlo.

Mi piacerebbe un sacco rivivere l’esperienza che ho vissuto a San Francisco. Mettermi con il Macbook Pro, seduto ad un tavolino, senza nessuno che mi faccia pressione, ordinare di tanto in tanto il mio bel caramel macchiato medium, e continuare a lavorare/navigare utilizzando la connessione wifi offerta gratuitamente dal locale, oltre ovviamente, alle prese elettriche sotto ogni tavolo.

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La vita del freelance in tre video

campagna coglioneNOEhhh dura la vita del freelance… sopratutto quando è ora di riscuotere il proprio compenso e il cliente vi risponde “per questo progetto non c’è budget, ma ti offro una grande occasione di visibilità”. In questi tre video la dura verità dell’essere un freelance. Sono convinto che questa campagna di sensibilizzazione non serva a niente, ma almeno, quando un cliente vi risponderà così e non vorrà pagarvi, potrete anche inviargli questo articolo (o direttamente i video!). Io l’ho già fatto.

Passare da Aruba a Bluehost (in 1 semplice mossa)

da server a serverCi sono dei nomi che ci fanno rizzare i capelli solo leggendoli e sentendoli pronunciare. Nel mio caso, si tratta di un’azienda, che mi ha fatto perdere letteralmente il lume della ragione. Aruba! Quando sento il nome Aruba mi vengono subito i brividi! Sto parlando di quel servizio di “hosting” (se così vogliamo chiamarlo!) che inizialmente proponeva domini e hosting linux o windows a prezzi stracciati, e magari, 6-7 anni fa, i servizi che offriva erano pure buoni. Oggi su Aruba si trovano solo “servizi” alla deriva, a prezzi anche esorbitanti per ciò che offrono, per niente giustificati, che faranno imprecare non poco il malcapitato che purtroppo avrà sottoscritto un piano di hosting con loro.

Circa 7 anni fa, feci il malsano errore di sottoscrivere un hosting linux+dominio con loro. I primi anni mi trovai bene, il blog che ospitavo era sempre online e non avevo particolari problemi, tranne per il fatto che Aruba era l’unico hosting sul quale wordpress ogni tanto dava problemi. Gli aggiornamenti automatici? Impossibili da eseguire se non si modificava prima qualche permesso a qualche file o cartella sull’FTP. Vabbè, problemi di poco conto rispetto a quelli di cui sto per parlarvi.

In sostanza, dopo circa 5 anni, decido di cambiare hosting perché inizia a starmi stretto. I motivi sono tanti, e tutti di notevole importanza. Li elenco per punti:

– Il ridicolo spazio per il database che ti forniscono (100MB, a 7€ l’anno solo per avere il database MySQL). Avevo superato tale soglia e pagavo un’enormità!

– I disservizi continuavano ad aumentare. Un giorno la sala server andò a fuoco, e rimasi un intero giorno offline. Un’altra volta l’orario del server che ospitava il mio sito web cambiò, impedendo così a me e agli altri autori di programmare la pubblicazione degli articoli per oltre 3 settimane.

– Se volevo ospitare un altro dominio sul mio server, dovevo pagare anche un nuovo piano di hosting!

– L’assistenza è indecente! Ai centralini occorrono ore di attesa prima che risponda qualcuno, e il sistema per avere assistenza online funziona solo tramite ticket, il che significa che rispondono quando meglio gli aggrada. Se io faccio la richiesta oggi, è possibile che passino anche 1-2 giorni prima di una risposta. Qualche ora dopo se vi va bene!

– Non esiste un pannello (c-panel o simil) che permetta di amministrare come dio comanda il proprio spazio. L’unico accesso consentito è l’FTP. Niente SSH, nulla di nulla. Niente shell. Non si ha il controllo che sarebbe auspicabile avere.

Ebbene, i problemi più grossi arrivano durante il trasferimento del sito web! In 5 anni ho accumulato circa 20GB di dati sul server, ma Aruba (mortacci loro!) non offrono alcun sistema per il trasferimento/backup di tutto il contenuto del server. Contatto l’assistenza e dopo giorni e giorni di discussione con loro (sempre via ticket), si arriva alla conclusione che l’unico modo è farlo via FTP. Cioè spostare tutto il contenuto prima sul mio PC e successivamente caricare il tutto (20GB!) sul nuovo server, questo ovviamente senza effettuare durante le operazioni di spostamento nessun aggiornamento al sito.

All’epoca (due anni fa) quando tentai l’operazione non ce la feci, era assolutamente impossibile cercare di spostare tutto il contenuto con una semplice ADSL 7MB di Telecom Italia. Rinunciai e rimandai di anno in anno, fino a qualche giorno fa.

Il rinnovo dell’hosting si avvicinava nuovamente alla scadenza, e non volevo rinnovare il tutto per il secondo anno consecutivo, mentre loro continuavano a non garantirmi nulla e a non fornirmi alcun servizio di mia utilità. Persino le email che ormai tutti gli hosting forniscono gratuitamente (o quasi), loro se le facevano pagare care e amare.

Decido così di tentare a trasferire (per la 2° o 3° volta) tutto il contenuto del server, da Aruba a Bluehost, hosting che utilizzo con soddisfazione fin dal loro esordio sul mercato.

indiana jones change server

Contatto nuovamente l’assistenza Aruba, e per mia fortuna sembra essere cambiato qualcosa! No, non sono diventati più veloci, semplicemente adesso possono fornirti nel tuo spazio FTP un file backup-spazio.tgz con tutto il contenuto del server. QUALCUNO (DIO?) SIA LODATO!

Rimane un problema. Il file compresso, pesa comunque la bellezza di 6,95GB. Come lo trasferisco? Via FTP o FXP è impensabile, impiegherei dei giorni. L’unica soluzione, è utilizzare la shell SSH dell’ottimo Bluehost, e iniziare a smanettarci!

Ho passato dei giorni a cercare di copiare il file, in quanto Aruba mi chiudeva sempre la connessione. Alla fine, siccome non c’era speranza di copiarlo in una sola volta senza che il server mi buttasse fuori, ho trovato il modo.

La procedura è abbastanza semplice.

Anzitutto connettetevi in SSH al vostro account Bluehost.

Fatto ciò, spostatevi nella path all’interno del vostro server Bluehost dove volete che venga posizionato il file. Utilizzate “cd” (change directory).

Quindi utilizzate questo semplice comando:

wget -c –ftp-user=mio_username –ftp-password=mia_password ftp://ftp.miodominio.com/cartella/backup_spazio.tgz

Spiego brevemente l’intero comando.

wget è un comando molto potente di SSH che vi permette di scaricare un file all’interno dello path che avete impostato precedentemente.

-c indica di continuare a scaricare il file da dove aveva terminato l’ultima volta. Esempio: se avete un file da 1000bit e la connessione è caduta al bit 500, invocando nuovamente il comando il file tornerà ad essere scaricato partendo dal bit 501. Nel mio caso, siccome pesa molti GB il file e il server mi buttava continuamente fuori ogni GB scaricato, ho invocato l’intero comando sopra riportato circa 6 volte, fino al completamento del file.

–ftp-user=mio_username lo utilizzo per impostare i dati di login al server ftp, in questo caso l’username.

–ftp-password=mia_password come sopra, ma per la password.

infine passo l’indirizzo ftp del mio server comprensivo della directory dove si trova il file da scaricare.

Alla fine dell’operazione vi troverete sul server bluehost il file .tgz.

Come scompattare il suo contenuto?

Posizionatevi nella direcotory del file da scompattare, quindi digitate

-tar -zxvf backup_spazio.tgz

ce l'ho fatta

 

Il mio “piccolo” sfogo-guida termina qui. Se ti è stato utile o ti ha fatto piacere leggerlo, fammelo sapere in un commento.

Perchè scrivere una newsletter.

Le newsletter e le pagine web tradizionali hanno una “direzione” comune ma “versi” diversi. La direzione è quelle che va da chi pubblica un contenuto, che potrà essere di volta in volta informativo, piuttosto che promozionale, a chi lo legge, l’utente finale, che a sua volta può essere identificato come un semplice iscritto, un vecchio cliente, un follower, o in generale un individuo interessato per ragioni socioeconomiche a quello che viene pubblicato nella newsletter stessa.

Come detto cambia il “verso”. Sì perché nelle pagine web è l’utente che spontaneamente si muove verso le pagine web a cui è più interessato, preferendone alcune piuttosto che altre. Il problema con questo “verso” è che l’utente ha a disposizione 15 miliardi di diverse pagine web tra cui scegliere!

Al contrario con la newsletter il verso del contenuto informativo è da chi ha un messaggio da diffondere all’utente che dovrebbe leggerlo. In pratica rispetto ad un sito web tradizionale la probabilità di arrivare all’utente è “quasi” del 100%.

Quel “quasi” va sottolineato perché non tutte le email inviate vengono poi effettivamente lette dai destinatari, ma questo è un punto su cui è possibile lavorare avvalendosi delle collaborazione di esperti curatori della newsletter o più semplicemente aiutandosi con software appositi, come ad esempio quello che si trova nel sito Mailup.it.

Per il resto i benefici rispetto ad una pagina web sono evidenti. Il contatto con l’utente è diretto ed immediato. In pochi secondi è possibile recapitare promozioni ed informazioni a migliaia di utenti in tutto il mondo a costi praticamente nulli.

Gli unici veri costi da sostenere  sono due, quelli relativi alla creazione di un database di destinatari sempre più ampio, e le spese eventualmente sostenute avvalendosi di professionisti curatori dei contenuti.

I primi però sono costi “una tantum”, in quanto vengono sostenuti solo al momento della creazione della newsletter. Gli altri invece sono di natura periodica in quanto andranno poi sostenuti ad ogni singolo invio.

Your Fortune Cookie 1.2 rilasciato

E’ con grande piacere che comunico a tutti i lettori del blog il rilascio della versione 1.2 di Your Fortune Cookie. Non ho avuto ancora modo di parlarne qui, quindi questo è il momento giusto per farlo.

Your Fortune Cookie è la mia prima applicazione gratuita sviluppata per iOS, che porta i biscotti della fortuna allo step successivo. Le altre apps presenti su App Store erano troppo scarne, con poche funzionalità e una grafica blanda. YFC invece offre una bella grafica (realizzata da @tancro), un database di frasi selezionate in continua crescita (e per di più bi-lingue, italiano-inglese), la dettatura vocale (bi-lingue), la condivisione sui social network e le notifiche locali per ricevere il proprio biscotto della fortuna ogni giorno sul proprio iPhone.

L’aggiornamento 1.2 di YFC include le seguenti funzionalità e correzioni:

  • ✔  200 nuovi biscotti in lingua italiana
  • ✔  200 nuovi biscotti in lingua inglese
  • ✔  Introdotto pulsante per visualizzare la frase precedente
  • ✔  Notifiche locali
  • ✔  Nuovo font delle frasi
  • ✔  Splash screen
  • ☂ Risoluzione di bug minori

Potete scaricare YFC direttamente dall’App Store, gratuitamente! 

What most schools don’t teach

1 million of the best jobs in America may go unfilled… because only 1 in 10 schools teach students how to code. Whether you want to be a doctor or a rockstar, ask about a coding class at your school or learn online.

Learn about a new “superpower” that isn’t being taught in in 90% of US schools.

Starring Bill Gates, Mark Zuckerberg, will.i.am, Chris Bosh, Jack Dorsey, Tony Hsieh, Drew Houston, Gabe Newell, Ruchi Sanghvi, Elena Silenok, Vanessa Hurst, and Hadi Partovi. Directed by Lesley Chilcott.

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Uno sviluppatore per lavorare in Italia deve conoscere 10 linguaggi di programmazione (e aver vissuto 150 anni).

23:00 di martedì 19 Febbraio 2013, Kijiji (sito by eBay), un annuncio recita più o meno così:

Cercasi web developer, con padronanza della lingua inglese, disponibile a spostarsi, che conosca gli strumenti di sviluppo di applicazioni mobile quali Android e iOS, Objective-C, Java, Web Services, C#, HTML/HTML5, CSS, jQuery, Ajax, PHP, MySQL, la programmazione ad oggetti e i design patterns, la padronanza dei framework e CMS più diffusi (ndr: quali sarebbero i frameworks più diffusi? Esistono dei frameworks più diffusi? Se si per quale linguaggio?). Avranno la precedenza coloro che conosceranno anche Unity3D e le metodologie di sviluppo Agile.

Gradita anche la conoscenza di 3D Studio Max o Maya e dei software di grafica più comuni (Photoshop, Illustrator) e di animazione (Flash).

Quindi, adesso, lasciatemi parlare. Questi tipi molto seri, che nell’annuncio non inseriscono nemmeno il compenso annuale/mensile (tipico dell’Italia), pretendono che un comune mortale che mediamente vive 70 anni, possa conoscere oltre 6 linguaggi di programmazione (parlo di conoscere seriamente un linguaggio di programmazione, non dopo aver letto gli how to di una qualche guida presa in edicola col giornale), e che possibilmente abbia conoscenza di un po’ di tutto… è persino gradita la conoscenza di 3D Studio Max o Maya, software di grafica 3D molto complessi che non hanno niente a che vedere con un developer (o quasi). Praticamente non si capisce perché cerchino un web developer che sviluppi ad esempio per iOS e Android (ma qual è l’attinenza???) e che abbia conoscenze di grafica 3D e 2D, quasi a volerti dire, programmerai un po’ di tutto, farai tutto tu il lavoro e ti occuperai anche dell’aspetto grafico di qualsiasi cosa tu faccia. Forse è uno scherzo?

All’estero le aziende cercano personale sempre più specializzato, che sappia fare “una sola cosa”, ma bene, d’altro canto in Italia, sembra che le cose viaggino nel senso opposto. Sarà perché qui si ragiona così, si preferisce risparmiare a discapito della qualità del prodotto finale (un ingegnere informatico appena assunto qui prende appena 24000 euro l’anno se gli va bene, in USA, si parte da 80000-85000 dollari, che fanno 7000 dollari al mese, al cambio attuale 5229 euro). Un informatico con tutte le conoscenze sopra citate dovrebbe quantomeno essere remunerato 200.000€ l’anno.. almeno.

Partendo dal presupposto che penso di conoscere il settore di cui parlo (quello Informatico), credo che la situazione italiana sia veramente critica. Chi assume non sa che personale cerca, chi cerca lavoro non sa da chi farsi assumere. Solo le grandi aziende a volte lavorano come si dovrebbe (Reply, Google, IBM, Intel, etc..) e sanno chi e cosa cercano (ma ci sono le dovute eccezioni).

E il bello sapete qual è? Che di annunci così la rete ne è piena, stra-piena! Mi viene quindi da chiedermi: ma in Italia veramente vogliono che ti rompi la schiena per prendere una laurea, espandere il più possibile le tue conoscenze, per poi avere delle competenze estreme che nessun altro ha e dover lavorare una vita come ultima ruota del carro, con un salario da impiegato alla posta (con tutto il rispetto per gli impiegati postali)? Se qualcuno nell’edilizia cerca di risparmiare sul materiale, nel mondo italiano dell’informatica qualcuno cerca di risparmiare sulle menti… a condizioni veramente estreme. Ma cosa pretendono? Vogliono la moglie ubriaca e la botte piena?

Personalmente parlando, non mi svenderò al primo offerente, e invito tantissimi colleghi a fare altrettanto. Manca il lavoro in Italia? No, mancano i datori di lavoro “onesti” che ti offrono una carriera promettente, un ambiente di lavoro frizzante e le giuste ricompense. E’ anche vero che il governo italiano salassa gli imprenditori di tasse, e questo non favorisce le assunzioni……  ….ma questa è un’altra storia.

 

Stage: entro luglio 2013 gli stage saranno rimborsati, ma quanto?

Non tutti lo sanno, ma la regolamentazione che disciplina gli stage è competenza delle Regioni. Il 24 gennaio è stata sottoscritta l’intesa fra Stato e Regioni, che dovrà essere trasformata in legge entro sei mesi.

La Repubblica degli stagisti ha elaborato il “Patto per lo stage” attraverso il quale chiede ai politici di impegnarsi per garantire alcuni punti fondamentali riguardo ai tirocini, migliorativi rispetto alle linee guide, a partire da due punti fondamentali:

  1. Indennità minima: un rimborso mensile di minimo 500 euro al mese, contro i 300 euro previsti dalle linee guida;
  2. Divieto di stage per mansioni di basso profilo: niente tirocini per fare solo fotocopie o comunque lavori non di concetto.

Si sa che sotto elezioni i candidati sono particolarmente inclini a prendere impegni per accaparrarsi voti, eppure sono ancora pochi quelli che hanno sottoscritto il “Patto per lo stage”.

Fa eccezione Umberto Ambrosoli, candidato del centrosinistra alla presidenza della Regione Lombardia nel dopo-Formigoni, che, come ci racconta La Repubblica degli Stagisti, ha dichiarato: «Ho letto il Patto per lo stage e lo trovo veramente molto interessante. Lo condivido punto per punto e ho deciso di sottoscriverlo».
Qui trovate l’elenco dei politici in carica e dei candidati che hanno formalmente deciso di impegnarsi per evitare che uno stage sia solo uno sfruttamento o, se va bene, una perdita di tempo.