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Italia, Germania, Regno Unito: le start up a confronto.

“To start up” in inglese significa “iniziare”, “avviare”. Una start up è una azienda, una compagnia, un business che è appena avviato, che fonda la sua forza sull’intraprendenza di chi gli dà il calcio di inizio, sugli investitori disposti a finanziare le idee che stanno alla base del business che si desidera avviare  e sulle possibilità del mercato ovviamente. La realtà delle start up si sta imponendo sempre di più nella società di oggi: là dove accade in maniera più marcata, e là dove accade sì, ma costituisce ancora solo un sottostrato della struttura economica e sociale.

Dipende dove, quindi, non solo come e quando (la tempistica conta quando si tratta di dare avvio ad una nuova attività commerciale), ed è il dove più del resto a stabilire in qualche modo che direzione le start up prenderanno. Vediamo insieme l’esempio di tre nazioni, dove le start up stanno iniziando a prendere piede in misura diversa ma sempre maggiore rispetto a qualche anno fa, dove, insomma, si può iniziare a parlare di svolta nel modo di fare business.

L’Italia: 

L’Italia sta facendo i conti con una delle più profonde crisi economiche che il Bel Paese sta attraversando. E, in parte, è la stessa crisi ad influenzare la crescita e l’apparire di nuove stratup, e non per forza in negativo stavolta. Si profila all’orizzone una valida alternativa all’ambito posto fisso che tanto scarseggia: le startup, appunto. I giovani italiani si stanno aprendo al mondo della web economy e si inizia a delineare una nuova generazione: quella che si sradica dal territorio Italia e si apre al mondo interconnesso della rete, del social, quella che necessariamente deve imparare l’inglese, quella generazione insomma che si trova ad affacciarsi nel panorama lavorativo dei giorni d’oggi, completamente cambiato da come siamo sempre stati abituati a pensarlo. Un famoso startupper, Gianluca Dettori, ha affermato che “In fatto di venture capital siamo l’ultimo paese d’Europa, per ogni dollaro investito in Italia, la Svizzera ne investe 69, l’Olanda 62 e persino Portogallo e Grecia fanno meglio di noi”. Il venture capital è il segreto di ogni startup. Eppure da quella affermazione qualcosa è cambiato, muivendosi in direzione proficua per le startup: il Fondo Italia ha garantito 50 milioni di Euro per finanziare i venture capital. Una speranza, una spinta. Anche se ancora in molti sono convinti che in Italia le startup non prenderanno piede come, per esempio, hanno fatto America, perché non si vuole investire (o forse perché non c’è da investire?).  Si spera che con questi soldi stanziati si possa iniziare a crescere in una direzione più attuale, che è una valida alternativa per migliaia di giovani, oggi, e una possibilità concreta di porre nuove basi per una economia che, nel caso Italia, deve rialzarsi.

 

Il Regno Unito:

è di maggio la notizia che 82 milioni e mezzo di sterline sono state stanziate dal governo inglese per finanziare nuovi business. Un loan, un prestito, nel perfetto stile inglese, ai giovani tra i 18 e i 24 anni. Negli UK i giovani si affacciano prima nel panorama lavorativo, rispetto all’Italia. Non ci sono i nostri lunghi tempi universitari e il governo mette a disposizione questi prestiti sin dall’avvio della carriera universitaria, per garantire al giovane di avere una formazione sempre e comunque. È un modus operandi  che ha permesso all’Inghilterra di essere un paese con laureati giovani, quindi pieni di voglia di fare e molto più indipendenti nel pensare ed agire di come lo sono gli italiani. Un altro modo di pensare,  semplicemente. Il Primo Ministro Cameron ha affermato “Lo startup loan è una grande opportunità per i giovani, non solo per avere i fondi necessari per realizzare le loro idee ma anche per dare loro la fiducia di credere che sia possibile realizzarle, queste idee”. Dobbiamo aspettare almeno la fine dell’anno per avere un report su quanto efficace sia stato questo schema, per ora possiamo soltanto constatare che la tendenza nel Regno Unito è quella di essere pro start up e di garantire (come spesso succede in questo Paese) che i giovani abbiano almeno una possibilità basata poi sulla loro capacità o meno di riuscire.

 

La Germania:

Il caso della Germania, quando si parla di startup, fa capo al caso di Berlino, dove sono concentrate le idee, dove si poggia il fulcro del concetto stesso di startup. Berlino si è ripresa dalla caduta del Muro soprattutto perché si è voluta trasformare in una “città digitale”, e così gli investitori, unitamente alle avanguardie berlinesi e l’arrivo dell’era 2.0, hanno dato vita a quella che oggi è stata riconosciuta come “la capitale delle startup”. Berlino, appunto. La web economy è tutto a Berlino, ed è su questo assunto che possiamo basarci per capire quanto la capitale tedesca sia, oggi, la Mecca degli stratupper. La multiculturalità della città, il fatto che sia ancora considerabile un posto economico in cui vivere, lo spazio che è ancora in ricostruzione post-Muro, e gli investimenti delle venture capital, stanno facendo la differenza a Berlino. Si dice che in alcuni bar di Berlino abbiano preso forma le idee che stanno alla base delle startup di successo che caratterizzano questa città in questo senso. Berlino si sta trasformando sempre di più in un vero e proprio laboratorio dove sviluppare quelle idee all’avanguardia che spostano le basi su cui si tiene in piedi una società, come quelle economiche.

 

È il mondo intero che si apre alle startup, che su queste fonda l’economia del futuro. Nel caso dei tre paesi citati, bisogna ricercare motivi prettamente culturali che vanno ad incidere su come approcciare la nuova tendenza economica che si profila con il crescere delle startup. L’Italia che non cambia, vincolata sempre troppo al passato e a quei clichè che la fanno da padrone da noi, l’Inghilterra conservativa ma non troppo quando si tratta delle opportunità, abituata a dare ai propri cittadini più che a ricevere e Berlino che si riprende ancora da quel Muro che l’ha limitata così tanto in passato, che scalpita per affermarsi come prima capitale del mondo in qualcosa (qualsiasi cosa) forse in questo? Per ora, ci sta riuscendo.

Aspettiamo, e vediamo cosa succederà. I tempi corrono più veloci rispetto a prima, e tutto cambia in modo repentino e quasi inaspettato. Le startup diventeranno presto da fenomeno/tendenza a modello economico?

 

Roberta Martucci Schiavi, web writer freelance per twago Italia, startup di Berlino.