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Silicon Allee: Berlino la capitale dei digital bohemians.

Mentre fino a pochi anni fa Londra sembrava essere la meta numero uno delle start-up in Europa, sembra che oggi Berlino abbia fatto le scarpe alla capitale inglese, aggiudicandosi il titolo di prima meta per le start-ups a livello internazionale.

Otto e mezza di una mattina berlinese di maggio, al Sankt Oberholz è ora di un altro Silicon Allee Breakfast Meetup, mentre  in lontananza la notte elettronica non è ancora finita e il dj suona un altro disco. Qualche anno fa Ansgar Oberholz decise di aprire un caffè pieno di prese per la corrente e internet gratis dove i  digital bohemians, i giovani talenti squattrinati dell’economia digitale, potessero lavorare ed incontrarsi per scambiarsi idee, esperienze ed infomazioni. Il Sankt Oberholz cafè ricorda moltissimo il Buck’s caffe della Silicon Valley, che in decenni di onorato servizio, ha visto dare alla luce centinaia di idee brillanti made in California. Oggi sembra che il futuro dell’Hi-Tech si stia spostando velocemente verso il vecchio continente, infatti secondo il magazine tedesco Gründerszene sembra che dal 2005 la capitale tedesca abbia visto nascere circa 400 start-ups dell’IT.

Ogni anno migliaia di giovani scelgono berlino per godersi la movimentata vita notturna, ballare al beat elettronico e soprattutto realizzare i loro sogni nel cassetto. La città sembra essere la capitale europea della creatività per eccellenza: i giovani artisti scelgono Berlino per esporre le proprie opere nelle eccentriche e fatiscenti gallerie, i musicisti si accontentano di organizzare veri e propri mini-concerti agli angoli della strade più trafficate, aspettando l’occasione giusta, e soprattutto migliaia di giovani talenti dell’IT scelgono la città per dare voce alle proprie  idee. Si perchè qui la creatività esplosiva della Berlino anni ’90, che aveva appena ritrovato la sua libertà dopo la caduta del muro, ha sposato la tecnologia. Ma chi sono questi digital bohemians, questi giovani esperti dell’IT? Sono i graphic designers, i web designers, i programmatori e gli esperti di web marketing che vengono da tutto il mondo, parlano lingue madri diverse e comunicano tra di loro in lingua inglese, perchè a Berlino il tedesco come lingua madre e l’inglese come lingua internazionale si intrecciano in ogni angolo della città.

É così che la Berlino arm, aber sexy (povera ma sexy) del sindaco Wowereit, sembra esser destinata ad essere sempre meno povera, sebbene pur sempre sexy, dato che la città si è ormai guadagnata il titolo di prima metà per le start-up in Europa (Techcrunch). Ma cosa ha fatto si che la città conquistasse questo titolo? A parte l’incredibile atmosfera di elettrizzante creatività, c’è tutta una serie di fattori di carattere pratico che vale la pena considerare, a partire dagli affitti per attività commerciali incredibilmente economici con una media di 326 $ per metro quadro contro i 915$ della capitale inglese. La città conta infatti moltissimi edifici lasciati abbandonati inseguito alla riunificazione dopo il crollo dell’URSS, ampi spazi inutilizzati, per lo più ex-spazi industriali, affittabili a tassi estremamente convenienti.  Ancora, a rendere la città un tale paradiso per le start-ups, sono le politiche di governo estremamente orientate all’innovazione e allo stimolo delle idee, le ottime infrastrutture , e il crescente interesse che anche le venture capitals straniere cominciano a mostrare in maniera sempre più crescente nei confronti delle start-ups della scena berlinese.

Inoltre vale la pena notare che, se all’inizio della sua storia di mecca delle start-up Berlino si è resa famosa a livello mondiale come copycat-capital (capitale copiona), a causa della sua forte propensione a dare vita ad una serie di start-up che prendevano fortemente spunto da quelle della Silicon Valley, negli ultimi anni la capitale ha dato vita ad una serie di idee estremamente innovative, tutte made in Berlin.

Berlino è una delle città più povere in Germania e deve tutta la sua fortuna all’atmosfera underground che l’ha resa una meta tanto appetibile per la forza lavoro digitale qualificata proveniente da tutto il mondo ed è per questo che una delle priorità della città è crescere e prosperare, senza però compromettere mai tutte quelle cose che la rendono così meravigliosamente unica e diversa dalle altre grandi città tedesche.

 

– Giovanna Avino web writer della piattaforma online per freelance twago

Il segreto della Silicon Valley secondo Robbie Vann-Adibè

Il segreto della Silicon Valley è che è in continua evoluzione.

Qui le aziende hanno imparato a fare una cosa che tutte le aziende del mondo dovrebbero fare, cioè quello che io chiamo “mettersi in pari”.

Puoi avere un ottimo prodotto o un ottimo servizio, ma da qualche parte li fuori c’è un’azienda pronta a competere con te, a superarti e magari farti fallire. Perciò bisogna capire le debolezze, e agire su di esse prima che lo faccia qualcun altro. Quindi molta importanza hanno il processo di reinvenzione e la prontezza a rivoluzionare l’azienda, quasi distruggendola, per garantire il passaggio alla generazione successiva.

Nella Silicon Valley sono diventati molto bravi a farlo. La Silicon Valley è un ecosistema, il segreto sta nell’aver creato tutte le componenti necessarie a sviluppare ogni ambito dell’azienda. Ci sono le persone, il denaro, vi sono tanti tipi di imprese…

Tutte le imprese hanno bisogno di dar vita a queste aziende che sono davvero numerose nella Silicon Valley. La mentalità di li permette di creare sempre nuove opportunità, di fallire, di riprovarci e magari di farcela. E’ bello pensare che queste idee e questi modi di fare stiano diventando un po’ più globali e che l’idea di Silicon Valley possa trovarsi ovunque, perché questo sarebbe un enorme passo avanti. In questo modo tutti avrebbero la possibilità di creare nuove idee nelle aziende.

 

[Foto di PatrickSmithPhotography]